RossoSangue

Da piccolo avevo paura del sangue.

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sabato, 06 agosto 2005
Lucrezia (parte sei)


Sapevo purtroppo che queste domande presto avrebbero avuto risposta.
Lucrezia, con in mano il solido guinzaglio che incatenava Angela, sfilava in passerella davanti a me.
“Modello numero quattro: Angela.” Scherzava modellandosi in una postura da diva. La follia a cui stava concedendo libero sfogo ora assumeva dei tratti giocosi, puerili. Si atteggiava, si dimenava, sbraitava, raccontava ad Angela delle grandi passioni della sua vita, le sputava e poi si chinava a leccarla e si fermava a guardarla in viso, spiegandole che da piccola il suo gioco preferito era l’altalena. Quella meravigliosa altalena che suo padre le aveva costruito al ramo della quercia.
“Sai Angela, l’altalena è sincera. Ci mostra come in realtà sono le cose. Non racconta altri modi di giocare oltre al suo. Vedi Angela, l’altalena va avanti e indietro. Avanti e indietro. Avanti e indietro.” Ripeteva con occhi infuocati rivolta a me. “Tu la spingi e lei si muove. È il principio di causalità. L’altalena ci insegna come sia impossibile uscire dai binari della causalità. Nella vita è lo stesso: ci sono sempre delle conseguenze ben definite per le azioni che facciamo. Così come ora. Capirai, Angela, che per me è impossibile non fare quello che ora sto facendo poiché dopo aver subito decine e decine di tradimenti per anni e dopo essere stata abbandonata come un cane d’estate io non ho scelta, non posso fare altro che vendicarmi.” 
Urlavo e mi dimenavo. Angela era allo stremo in preda a crisi isteriche.
“Sai Angela, al nostro uomo qua pare che piacciano i pompini. Oh, sapessi quante volte l’ho beccato a farsi spompinare da qualche troietta. Che ne dici di farlo divertire un po’, eh?” E così dicendo afferrò Angela per il collare e la portò su di me.
Voleva distruggerci, umiliarci, anche se ci avesse liberato niente sarebbe più stato come prima. Si, è vero, forse qualche volta l’avevo tradita, si beh, forse una o due, ma chi può vantare una fedeltà sessuale totale? Nessuno. Anche chi non ha mai tradito avrebbe sempre voluto farlo. È della natura umana scontentarsi di ciò che si possiede e bramare ciò che non si ha. Volerlo fare e non farlo per vari motivi, fra cui il principale è senza dubbio non averne l’occasione, non dispensa dal torto. Ma io di occasioni ne ho sempre avute. Non saprei dire perché ma ho sempre attirato le donne come i ninnoli la polvere. E poi in fin dei conti un pompino è soltanto un pompino. Non richiede nessuna forma di coinvolgimento, ha un’anima distaccata e volatile, fa parte di un gioco che si gioca da soli poiché la ragazza molte volte non conta, resta legata al suo ruolo nascosto, di secondo piano, di schiava. Si dice che lo specchio dell’anima sia il volto. Il mio feticcio è avvicinare il volto al mio cazzo. Ma, mio Dio, non ora. Io amo Angela, e vederla costretta a leccarmi bagnandomi delle sue lacrime di orrore era troppo. Cercavo di sopportare questo tormento, di ripetermi che potevo farcela, di non eccitarmi, ma non ce la feci. Mi eccitai. Cominciai a pulsare. Urlavo dentro di me ed esplodevo di rabbia sentendomi gonfiare allo spasimo le arterie, ma ero impotente, costretto.
Sapevo cosa mi stava facendo quella pazza devotchka di Lucrezia.  Questa era la mia cura Ludovico.

Postato da: WithoutGod a 13:50 | link | commenti (52) |
lucrezia


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