Da piccolo avevo paura del sangue.

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Se sei sensibile alla violenza e al dolore...No.
Tutti i personaggi, le storie, le idee, sono assolutamente e totalmente frutto della truce e scellerata fantasia del loro autore.
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Tutt'attorno a noi non era che orrore,
e impenetrabile oscurità,
e nero, afoso deserto d'ebano.

Ah, è una lancia che invade il tuo petto
E ti squarcia ed un lampo il tuo seno divelta,
peccato, era bianco come di grezza seta i vestiti
ma tu vuoi e tu dai solo cimici e termiti.
Oh, è una lancia che invade il tuo petto
Poche lettere trascinano il senso di sconfitta,
è bagliore, crudele luce a illuminare il nero mare
che mai nel tuo idillico deserto hai voluto affrontare.
Pieno e morbido con al centro un Dio,
e testarde lacrime non fermeranno il dolore
che la mia mano ti impera schiava d’amore.
E penetra ancora e brucia la pelle e trapassa lo sterno,
ti trafigge i polmoni ed indugia sul cuore
pietosa di chi pietà non ha per chi brama il tuo fiore.

Schifosa cinefila pervertita.
La pazzia ha il potere di incrementare l’immaginazione oltre la soglia della banalità, questo pensai in quel momento. Non riuscivo a distaccare i miei pensieri dalla mente di Lucrezia, volevo riuscire a capirla; mi sforzavo di entrarle dentro, di illuminare ed ammirare quel germe di follia che muoveva i fili delle sue azioni, seppure mi trovassi in un momento così spaventoso, incatenato al mio peggior orrore, il mio cervello non smetteva di pensare a lei: a quello che stava facendo, a ciò che l’aveva mossa a farlo, all' energia che alimentava i suoi occhi e al tremendo ed ignoto finale che mi sarebbe spettato.
La mia cura Ludovico. Già.
Dove l’immaginazione calca il vuoto delle idee, o dove forse le idee stesse non riescono a disappannare la patina che ce ne copre la chiarezza e la maniera, allora è là, il punto in cui possiamo aiutarci con la fantasia di qualcun altro, il punto in cui prendiamo in prestito storie mai vissute, ma bensì viste, in qualche grande schermo o comodamente seduti, immobili nel nostro salotto.
Lacrime e sudore e altri fluidi mi stavano corrodendo l’anima dal basso. Sotto l’inutile maschera in cui mi dimenavo esagitato da quell’orrore seguivo i miei discorsi, stranamente calmi e perfettamente lucidi.
Preferivo morire piuttosto che restare menomato sessualmente. Se anche fossi rimasto in vita mi sarei ucciso da solo dopo il primo pompino andato a male.
La tremenda punizione che salvò Alex dal carcere: essere costretto a riluttare la propria natura di violenza.
Mai avrei vissuto una vita odiando il sesso.
Mentre pensavo questo Angela leccava e succhiava singhiozzando e piangendo su di me.
Mentre pensavo questo Lucrezia sapeva che il suo lavoro stava funzionando, e ne godeva.
Stavo scoppiando. Mille fortissime contrazioni all’addome mi bloccarono il respiro innervandomi di piacere e dolore insieme. Mai avevo provato prima d’allora un piacere più grande. Nessuna sostanza che io abbia mai provato era paragonabile a quell’orgasmo. Stavo godendo come non pensavo fosse possibile.
Lucrezia se ne accorse. Continuando a reggere il ferreo collare di Angela si chinò e scomparve così alla mia vista, per riapparirmi con in mano due coltellacci da salumi.
Restando a distanza ne infilò uno in mano ad Angela.
“Succhiagli tutto,” le disse fissando il mio cazzo pronto ad esplodere, “e poi taglialo. O ti taglierò il braccio.”
Non un solo pensiero si formò dentro me al suono di quelle parole. O solamente non volli realizzare.
Accadde tutto in uno spazio senza tempo. Riuscii ad udire soltanto un sibilo di lama. E poi più nulla.
…
Non credetti ai miei occhi. Mi trovavo in casa mia, sul mio sofà, e di fronte a me avevo Angela vestita con il suo costume da Jessica Rabbit.
“Ma cosa…??” pensai, “Cosa è successo? È stato solo un sogno? Non è possibile. Soltanto un lunghissimo, orrendo sogno?”
Angela davanti a me sorrideva.
“Ti sei addormentato, amore.” Disse.
Non riuscivo a parlare, a pensare, a muovermi.
Ma sentivo un dolore pungente avvolgermi in basso. Mi toccai scendendo con una mano lungo il pelo finto del mio costume e il dolore aumentò ferocemente. Era una sensazione strana, come riprendere conoscenza dopo un’operazione chirurgica. Non riuscivo a capire, né ad urlare. Guardavo Angela, ero incredibilmente sollevato poiché stava bene, era viva e rosea davanti a me.
Poi però guardai la mia mano. Completamente rossa di sangue.
Ero intriso di rosso amaranto. Ed ancora, rintronato, non riuscivo a capire. Guardai Angela ancora, in cerca di una risposta, di una parola di conforto, di spiegazione. Ma la paura si stava impadronendo di me. Mi stava scacciando ogni torpore con un aberrante fremito di angoscia.
Sentivo di avere paura perfino della realtà, che violentemente si delucidava.
E sentivo che c’era qualcuno dietro di me.
Tremando febbrilmente ruotai lento il capo e con un sussulto d’orrore vidi il mio incubo.
Seduto con le gambe accavallate sulla mia poltrona.
“Tesoro ti presento Lucrezia, mia sorella. Ma forse già vi conoscete.”
FINE
