Da piccolo avevo paura del sangue.

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Alice andò in bagno e si guardò allo specchio. Aveva la faccia stravolta. Gli occhi impallati e la mascella contratta le disegnavano l’espressione di Jack Nicholson nel primo Batman, quando si tira fuori quel pistolone dalle mutande. Che pistolone quello. Avercelo un pistolone così, pensò infilandosi due dita dentro il bordino delle mutande.
Era fatta dura. Non si ricordava una sola volta in cui si era sentita così fatta.
Cominciò a girare come una trottola nel bagno completamente nuda con il suo bicchiere in mano. Tarantolata. Impazzita. Eccitata. Si sedeva sul cesso e parlava col bidè, entrava in doccia a controllare se lo shampoo non fosse scaduto, apriva i cassetti e ne buttava per aria la roba, e fu quando si riavvicinò allo specchio per leccarsi un po’ la lingua che vide per un attimo un’ombra nell’altra stanza. In camera sua.
Era sola in casa. Era sicura di essere sola. Era uscita lei a fare la spesa da Jeff, aveva mangiato da sola davanti alla tv, si era presa da sola da bere ed era stata lei sola tutta la sera, là in camera, a farsi i piedi e di cocaina.
Si, era sola. Cazzo. Iniziò a tremare come una foglia. Provò a dare una sbirciata da dietro la porta.
Silenzio. Un silenzio surreale, ovattato. Sporse un po’ il viso e non vide nessuno. Allora chiamò a bassa voce: “chi c’è?” Nessuna risposta. Così entrò in camera. Nessuno.
Doveva calmarsi. Era troppo agitata. Doveva essere stata sicuramente un’ allucinazione, anzi, non c’era dubbio. Si doveva rivestire, riprendere.
“Ok Alice, stai calma,” si disse. “apri l’armadio, prendi la pistola e finisci il tuo drink.” Era una ragazza molto concreta quando lo voleva. Così andò verso l’armadio e si accorse che la porta… la porta era aperta. Non la porta dell’armadio, quella della camera, ed era sicura di averla chiusa. La chiudeva sempre. Cazzo. C’era qualcuno. Si affacciò al corridoio lentamente e neanche capolinò dallo stipite che un’ombra fulminea scomparve in salotto.
“Chi c’è?” chiamò. Nessuno. Cazzo. “Chi c’è?” chiamò più forte. Nessuno.
Rossosanguemestruale.
[Puro Fetish.]
L'esaurimento del capillare creativo dell'autore non è colpa sua.
Ed emerse dall'oscurità con un lungo, sofferto respiro. Era stato naufrago. Trasportato troppo a lungo da fortissimi vortici sottomarini , senza fiato né coscienza. Uscì dal buio, e ciò che vide fu l'immagine di Voi stagliata su di un chiaro, irreale cielo.
