RossoSangue

Da piccolo avevo paura del sangue.

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venerdì, 16 dicembre 2005
Non è una recensione

Sono solo a metà.
Ancora a metà.
Poco più di metà.
Ma è statico, fermo, noioso.
Si crogiola sul suo stesso piano narrativo.
Poche idee, scritte male e tradotte peggio.

Ma vado avanti,
spero ancora di sbagliarmi.
Se mi sorprenderà,
lo farà certo in modo geniale.
Speranze.
Di sangue e terrore.

Ma è il nome.
Il nome è il caso.
Chuck scrive del Reverendo.
Il Reverendo Senzadio.
Senzadio.
Withoutgod.

Lo incontro in un piccolo bar della capitale. Stava facendo qualcosa tipo vendere la fica. Tipo promuovere le sue parole.
Lo seguo alla toilette. Lavandini bianchi circondati da pareti rosse. Cessi bianchi celati da porticine rosse. Entro in quella vicina alla sua. Lo ascolto pisciare. Il mio nome, Chuck. Hai usato il mio nome. Nel tuo schifoso romanzo. L'hai usato come personaggio secondario di una storiella bieca e senza senso. Lo sento tirare lo scarico, allacciarsi la zip. Lo sento uscire dal cesso ed aprire l'acqua del lavandino. Tiro fuori la lama, ma la tengo nascosta. Il grande specchio rivela la mia presenza al mio nemico. Mi avvicino, nessuna paura. Il grande specchio riflette perfetta l'immagine di due uomini sempre più vicini. Riflette senza mentire l'espressione di noia e pigrizia di chi non ha nessuna tensione. Riflette sincero l'espressione di rabbia che si trasforma in azione. Lo prendo per i capelli e gli mostro la lama. Non sono un reverendo, Chuck. Ed uno dei tre candidi lavabi comincia a mimetizzarsi alle pareti, e scomparirebbe del tutto se non fosse per quella palla di peli e orecchie che ci sta dentro.
Cavie.

Sorprendimi nel finale, Chuck.
Sorprendimi nel finale.

Postato da: WithoutGod a 19:31 | link | commenti (34) |
zirconi di follia


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