Da piccolo avevo paura del sangue.

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Se sei sensibile alla violenza e al dolore...No.
Tutti i personaggi, le storie, le idee, sono assolutamente e totalmente frutto della truce e scellerata fantasia del loro autore.
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Sono venti minuti che provo a venire. Niente. Certo ieri ho bevuto. E poi qui, in questo cesso di galera.
A volte non so più chi è dentro. Chi no. Mi sento un carcerato. Un fottuto galeotto.
No, Serpe. Non pensarci a 'ste cazzate.
Tu hai il potere.
Tu sei il capo.
Qui, è roba tua.
Si.
Il cazzo mi si indurisce.
Si.
In questo reame Io porto lo scettro. Io comando. Io posso. Tutto.
Dai. Ah.
Dai. Si.
Guarda che cazzo grosso hai. Sei un fottuto stallone.
Si. Saranno quaranta minuti che ci do a più non posso. Sono un fottuto stallone. Se sotto avessi una donna... La farei godere come mai in vita sua.
La terrei giù. A culo in alto. Si.
Ah. Si.
Oh. Si.
Si.
....
Cazzo sono quasi le tre. E' ormai l'ora delle doccie. Oggi gli va bene a 'sti stronzi disadattati.
Mi sento bello rilassato.
Il manganello no.
Lo shocker.
Con l'acqua.
Chissà come saltano.
Finito il lavoro gli altri si allontanano subito. Ma io no. Io resto lì a guardare ancora un poco i lenti spasmi di agonia delle nostre vittime. Quel figlio di un cane è a terra, il muso incollato al pavimento della sua putrida cella. I rivoli di sangue stanno raggiungendo i miei anfibi appena lucidati. Sembra piscio. Afferro saldamente le sbarre e indietreggiando le faccio scorrere lungo i binari, ma la cella non si chiude. Al posto del rumore del ferro sul ferro è un urlo atroce a rimbombare a eco per tutto lo stabile. Mi accorgo che quel bastardo disteso a terra aveva un braccio incastrato lungo i binari delle sbarre ed io chiudendo gliel'ho quasi staccato.
Stai zitto - gli dico.
Non frignare, mezza sega. Che ti spacco anche l'altro.
Gli tiro un calcio nella mano che fuoriesce dalla cella. Non è troppo violento, ma le sbarre tengono il gomito facendo perno e vedo l'osso del suo avambraccio sbucare dalla carne. Un altro urlo. Come urlano sti assassini.
Con la suola dei miei anfibi tirati a specchio punto sulla sua testa e lo spingo dentro il suo buco, braccio compreso. Devo stare attento a non sporcarmi gli anfibi.
Raggiungo i ragazzi, mi ci vuole un caffè.
