RossoSangue

Da piccolo avevo paura del sangue.

RossoSangue

Blogger: WithoutGod
RossoSangue non è un blog. Per scoprire cos'è: Non avere fretta. Allarga la pagina. Chiudi fuori il tempo. Leggi. Se sei sensibile alla violenza e al dolore...No. Tutti i personaggi, le storie, le idee, sono assolutamente e totalmente frutto della truce e scellerata fantasia del loro autore. Testi e immagini non sono protetti da Copyright, ma. Alcuni Diritti sono riservati da Creative Commons. Per sapere quali clicca sul marchio a fondo pagina. Se vuoi usare i testi, parlarmi, denunciarmi o farmi male, prima scrivimi. Uccido sezionando da vivo chi mi scrive a: e.a.poe@hotmail.it

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venerdì, 16 dicembre 2005
Non è una recensione

Sono solo a metà.
Ancora a metà.
Poco più di metà.
Ma è statico, fermo, noioso.
Si crogiola sul suo stesso piano narrativo.
Poche idee, scritte male e tradotte peggio.

Ma vado avanti,
spero ancora di sbagliarmi.
Se mi sorprenderà,
lo farà certo in modo geniale.
Speranze.
Di sangue e terrore.

Ma è il nome.
Il nome è il caso.
Chuck scrive del Reverendo.
Il Reverendo Senzadio.
Senzadio.
Withoutgod.

Lo incontro in un piccolo bar della capitale. Stava facendo qualcosa tipo vendere la fica. Tipo promuovere le sue parole.
Lo seguo alla toilette. Lavandini bianchi circondati da pareti rosse. Cessi bianchi celati da porticine rosse. Entro in quella vicina alla sua. Lo ascolto pisciare. Il mio nome, Chuck. Hai usato il mio nome. Nel tuo schifoso romanzo. L'hai usato come personaggio secondario di una storiella bieca e senza senso. Lo sento tirare lo scarico, allacciarsi la zip. Lo sento uscire dal cesso ed aprire l'acqua del lavandino. Tiro fuori la lama, ma la tengo nascosta. Il grande specchio rivela la mia presenza al mio nemico. Mi avvicino, nessuna paura. Il grande specchio riflette perfetta l'immagine di due uomini sempre più vicini. Riflette senza mentire l'espressione di noia e pigrizia di chi non ha nessuna tensione. Riflette sincero l'espressione di rabbia che si trasforma in azione. Lo prendo per i capelli e gli mostro la lama. Non sono un reverendo, Chuck. Ed uno dei tre candidi lavabi comincia a mimetizzarsi alle pareti, e scomparirebbe del tutto se non fosse per quella palla di peli e orecchie che ci sta dentro.
Cavie.

Sorprendimi nel finale, Chuck.
Sorprendimi nel finale.

Postato da: WithoutGod a 19:31 | link | commenti (34) |
zirconi di follia

mercoledì, 09 novembre 2005
Strage di servizio.

Molto, molto più che
Rossosangue.

Cliccateci sopra e prendetevi Venti minuti per Sapere quanto vale il Petrolio.

Postato da: WithoutGod a 16:35 | link | commenti (10) |
zirconi di follia

mercoledì, 26 ottobre 2005
Phobia



Alice andò in bagno e si guardò allo specchio. Aveva la faccia stravolta. Gli occhi impallati e la mascella contratta le disegnavano l’espressione di Jack Nicholson nel primo Batman, quando si tira fuori quel pistolone dalle mutande. Che pistolone quello. Avercelo un pistolone così, pensò infilandosi due dita dentro il bordino delle mutande.
Era fatta dura. Non si ricordava una sola volta in cui si era sentita così fatta.
Cominciò a girare come una trottola nel bagno completamente nuda con il suo bicchiere in mano. Tarantolata. Impazzita. Eccitata. Si sedeva sul cesso e parlava col bidè, entrava in doccia a controllare se lo shampoo non fosse scaduto, apriva i cassetti e ne buttava per aria la roba, e fu quando si riavvicinò allo specchio per leccarsi un po’ la lingua che vide per un attimo un’ombra nell’altra stanza. In camera sua.
Era sola in casa. Era sicura di essere sola. Era uscita lei a fare la spesa da Jeff, aveva mangiato da sola davanti alla tv, si era presa da sola da bere ed era stata lei sola tutta la sera, là in camera, a farsi i piedi e di cocaina.
Si, era sola. Cazzo. Iniziò a tremare come una foglia. Provò a dare una sbirciata da dietro la porta.
Silenzio. Un silenzio surreale, ovattato. Sporse un po’ il viso e non vide nessuno. Allora chiamò a bassa voce: “chi c’è?” Nessuna risposta. Così entrò in camera. Nessuno.
Doveva calmarsi. Era troppo agitata.  Doveva essere stata sicuramente un’ allucinazione, anzi, non c’era dubbio. Si doveva rivestire, riprendere.
“Ok Alice, stai calma,” si disse. “apri l’armadio, prendi la pistola e finisci il tuo drink.” Era una ragazza molto concreta quando lo voleva. Così andò verso l’armadio e si accorse che la porta… la porta era aperta. Non la porta dell’armadio, quella della camera, ed era sicura di averla chiusa. La chiudeva sempre. Cazzo. C’era qualcuno. Si affacciò al corridoio lentamente e neanche capolinò dallo stipite  che un’ombra  fulminea scomparve in salotto.
“Chi c’è?” chiamò. Nessuno. Cazzo. “Chi c’è?” chiamò più forte. Nessuno.

 

 

 

 

 

 

 

Postato da: WithoutGod a 20:00 | link | commenti (18) |
zirconi di follia

domenica, 26 giugno 2005
Il caffè

Lei gli chiese: "Lo vuoi un caffè, tesoro?"
Lui rispose: "Certo cara, lo prepari tu?"
"No amore, sto guardando la tv, perchè non lo fai tu, eh? Ti va?", sboffonchiò lei dal divano del salotto.
Ma io non lo so... pensò lui tra sé, guarda questa. Mi chiede se voglio il caffè per farmelo preparare.
"Oh culona, mi chiedi se mi va per sapere se mi va, 'sto caffè, o perchè non hai voglia di preparalo?", le disse, allora.
"Dì bello, stai calmo, volevo solo guardare la fine del telefilm e poi lo avrei preparato. Ok?", fece stizzita.
"Ma se mancano ancora venti minuti alla fine... mi prendi in giro? Lo sai che devo uscire, no?", le rispose lui affacciandosi alla porta del salotto mentre si aggiustava i gemelli della camicia.
"Dai va bene, rompiballe. Adesso alla prima pubblicità mi alzo e faccio 'sto caffè!", ribattè lei senza distogliere lo sguardo dalla tv. Ma poi incalzò: "Ma fallo te, se no, questo schifo di caffè, cazzo."
"Ma... fanculo, come stai? Lo sai che ho una riunione importante oggi. Mi sto preparando. Te sei lì che non fai un cazzo di niente, e hai anche il coraggio di alzare la voce? Si incazza, hai capito? Sta stronza.", rispose lui imponendosi davanti alla tv.
"Ma smettila oh. Capito? E togliti dalla tele che questa puntata non l'ho mai vista, è importantissima, stronzo. Adesso te lo faccio, ok? Sto caffè di merda."
"Meee... lo fai?  Ma  pensa cosa mi tocca sentire. Adesso lo faccio io sto cazzo di fottuto caffè, e te stai pure lì, comoda, davanti alla tua importantissima telenovela del cazzo. Stronza." E così dicendo si riaprì i gemelli, si ammanicò la camicia e andò in cucina nervoso come un fulmine, e preparò e mise su il caffè.
Il caffè arrivò.  Riempì di succo bollente la moka e di un profumo intenso le stanze.
Lui prese la moka in mano. Attento. Prese due tazzine dal lavello e andò da lei. Fermò le tazzine sul tavolino basso, poi le si avvinò e le ribaltò tutto il liquido che la moka possedeva sulla testa.
Ustionava. Una vampata di fuoco le si incollò addosso fulminea dal capo in giù. Si mise a urlare a squarciagola. A dimenarsi. Fumava come un cerino appena spento.
Lui la guardava. In silenzio. Indifferente. Guardava quel tremendo uragano distruggere la casa in preda a convulsioni di dolore. Ti sta bene, pensò. Ma non disse niente. Tornò in cucina e raffreddata la moka sotto un getto d'acqua fredda rifece e rimise su il caffè.
"Il caffè sta uscendo, tesoro." Le disse con calma mentre cercava di schivarla passandole accanto.
Così arrivò in camera, finì di vestirsi, prese su la giacca e la cartella e andò alla porta. La vide. 
Era lì, abbandonata sul pavimento, che tremando in agonia cercava di reggere qualcosa. Era...era la fiocina.
L'arpione era una stellina luccicante puntata dritta sulla sua testa. Fece in tempo a dire: "Ehi,picc..." che lei sparò.
Cadde a terra come un sacco. Un rivolo di sangue scendeva adeso all'arpione fino al pavimento bianco perla. Un laghetto sagomato di rosso si faceva strada lentamente.
Lei lo guardava. E guardava lui. In silenzio. Non sentiva più male.
Pensò di essere in un sogno.
Mi sveglierò, si diceva distesa a terra fissando quel corpo senza vita.
Si. Mi sveglierò con un buon caffè.
Ed il caffè iniziò a borbottare.




Postato da: WithoutGod a 21:49 | link | commenti (39) |
zirconi di follia


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